I benefici del Coaching per gli studenti delle scuole superiori e dell’Università

by | Nov 14, 2022 | Futuro, Idee, Strumenti di coaching

1. Introduzione

Fin dall’inizio del mio percorso come coach ho cercato di sviluppare le mie competenze lavorando con i giovani, avevo infatti suggerito a mia figlia, in accordo con mia moglie, di fare qualche sessione con un coach per chiarirsi le idee sul corso universitario da intraprendere e mi sono reso conto del beneficio che ne avevamo tratto tutti. Le avevamo offerto quell’opportunità perché anche noi genitori, ci sentivamo un po’ persi e bloccati nel sostenerla nella scelta della strada migliore da seguire dopo le superiori. Da una parte ci trovavamo in un paese diverso da quello in cui noi avevamo studiato (con regole diverse), e dall’altra eravamo consapevoli che il mondo di oggi e quello di domani, che i nostri figli si troveranno ad affrontare tra 10 o 15 anni, sarà diverso da quello che conosciamo oggi. Il lavoro per cui i nostri ragazzi si stanno preparando non esiste ancora. Noi come genitori, e a volte  i nostri figli, ci troviamo a vivere in un mondo VUCA (acronimo – utilizzato per la prima volta nel 1987 dall’Army War College americano, ispirantosi alle teorie della leadership di Warren Bennis e Burt Nanus – per descrivere o riflettere sulla volatilità, incertezza, complessità e ambiguità di condizioni e situazioni generali). 

Alcuni anni fa, mentre studiavo al Kingstown College, ho chiesto alla mia collega di corso (e non la ringrazierò mai abbastanza per l’ottimo lavoro che ha svolto) se fosse interessata ad aiutare mia figlia (all’epoca era al suo penultimo anno, quindi aveva a disposizione ancora un anno prima di finire la scuola superiore) a scoprire e capire quale poteva essere il possibile percorso che avrebbe voluto intraprendere dopo il Leaving Certificate (diploma di scuola media superiore in Irlanda).

Il risultato è stato sorprendente. Nostra figlia, grazie ad un percorso di coaching, ha potuto analizzare ed esplorare i propri valori e collegarli ai suoi punti di forza e lavorare sui  suoi sogni. Questo l’ha portata ad iniziare il percorso di studi che la vede tuttora impegnata. 

 

2. L’importanza del contratto e della costruzione del rapporto con i giovani coachee / clienti

Quando si lavora con gli studenti, soprattutto se di età inferiore ai 18 anni, è molto importante tenere a mente l’importanza di: 

  • creare un rapporto sicuro ed equilibrato (costruire il rapporto) con il coachee-studente; 
  • usare il potere che abbiamo in modo appropriato;
  • costruire una relazione anche con i genitori (in qualità di sponsor);
  • rispettare e lavorare in sintonia ed in linea con i codici etici di EMCC e ICF.

Poiché lavoriamo con giovani menti, la relazione deve essere sicura e bilanciata. Dobbiamo stare attenti a ciò che diciamo, a come lo diciamo e al motivo per cui lo diciamo. Durante la sessione, se sono minorenni, chiedo ai genitori di stare in un’altra stanza, e alla fine di ogni sessione chiedo loro di unirsi alla conversazione, se necessario, in modo da poter “chiarire/liberare la sessione stessa”. Non condivido con loro nulla di ciò che ho discusso con il cliente-studente, ma incoraggio il coachee a condividere tutto ciò che desidera con i propri genitori e se c’è stato qualcosa che lo/la ha turbato/a o che non era chiaro durante la sessione. Questo al fine di garantire uno spazio sicuro e allo stesso tempo per evitare che rimanga qualcosa di inesplorato. Mi piace rafforzare il messaggio ricordando loro che se nelle 24-48 ore successive emergesse qualcosa legato alla sessione, non esitino a contattarmi poiché sono sempre disponibile a chiarire e aiutare. Ogni volta che sottopongo loro una domanda o dico qualcosa, tengo a mente che sono giovani uomini e donne e possono avere un diverso livello di vulnerabilità.

Siamo stati tutti ragazzi ed è facile essere tentati a fornire suggerimenti e consigli, ma come coach sappiamo che questa non è una buona pratica! Tuttavia a volte, soprattutto all’inizio del nostro viaggio, sia i genitori che lo studente-coachee si aspettano che il coach sia la persona preposta a fornire suggerimenti e buone pratiche. Questo è un punto importante che deve essere chiarito con il coachee ed i genitori durante la sessione iniziale (chemistry o discovery session).

 

3. Un buon allenamento per evitare di dare consigli

Un’altra cosa molto importante, che deve essere chiarita con i genitori fin dall’inizio del percorso (ovvero durante la sessione di chemistry) è che devono evitare di condividere con il coach tutti i loro pensieri, idee, preoccupazioni e aspettative in una parola tutti i loro pregiudizi – sul futuro dei propri figli come se fossero davanti ad un medico, in attesa di una diagnosi. Pertanto, prima di iniziare qualsiasi conversazione, chiedo loro che cosa conoscono del coaching, mentoring, terapia e discipline affini e la maggior parte delle volte trovo utile chiarire che è fondamentale che evitino di fornire quanto sopra enunciato in quanto ciò potrebbe interferire e mettere a repentaglio il processo di coaching.

E’ importante stare attenti quando il nostro studente-coachee cerca consigli da noi, poiché dobbiamo tenere a mente che questo non è il nostro ruolo. Possono trovare consigli da tante persone: genitori, fratelli e sorelle, insegnanti, nonni. Noi gli offriamo uno spazio dove poter pensare, immaginare e disegnare il proprio futuro.

Un altro buon motivo per evitare di dare consigli è che sarebbero decisamente fuori moda: noi molto probabilmente abbiamo vissuto “secoli” fa … e il nostro consiglio potrebbe essere poco utile o addirittura dannoso.

Registratore anni 80 e smartphone del 2020

Perché dovrei vergognarmi dei miei sogni?

A volte gli adolescenti si vergognano di condividere i loro sogni perché non sono in linea con le “aspettative” dei propri genitori. Ciò è preoccupante in quanto potrebbe avere delle ricadute negative sui loro prossimi passi, risultati e forse sul loro futuro. 

Come detto in precedenza, credo fermamente che sia una straordinaria opportunità per una giovane donna od un giovane uomo fare sessioni di coaching in una fase così precoce della vita e avere l’opportunità di fare chiarezza, rimuovere un po’ di nebbia dai propri pensieri e iniziare a scoprire il proprio futuro. Fin dalla prima sessione iniziano a rendersi conto che possono condividere con me quello che desiderano e che non troveranno consiglio, ma uno spazio per riflettere dove invece faccio loro domande provocatorie ed esplorative. 

Mela sorridente e mela triste

4. Strumenti e modelli per giovani coachee

Il toolkit (cassetta degli attrezzi) di coaching che ho imparato ad usare nel corso dei miei studi al Kingstown College, durante il Diploma in Personal Leadership e Executive Coaching ed il DIploma in Corporate Wellbeing, si è dimostrato molto versatile e potente. Infatti sebbene gli strumenti e i modelli che ho acquisito siano stati generalmente concepiti per lavorare con persone adulte, in ambito life e/o in contesti di coaching aziendale, sono stato in grado di adattarne alcuni per i percorsi di coaching con i miei giovani clienti. 

In aggiunta, a prescindere dai modelli o dagli strumenti che impariamo, noi coach abbiamo la fortuna di poter utilizzare altri due muscoli virtuali importanti: ascolto e domande potenti.

Ascolto e domande potenti

Quando poniamo una domanda, soprattutto ad un giovane, è importante evitare domande impertinenti e/o che iniziano con “Perché” … Questo tipo di quesiti sono infatti strettamente legati al presente, rischiano di risultare inquisitori e potrebbero farli sentire in colpa: “perché non hai finito i compiti / il cibo … e così via?”, inoltre sono inflazionati da molti dei loro insegnanti, genitori o nonni che iniziano le domande proprio così. Meglio evitare se vogliamo costruire una bella relazione con loro.

Viviamo in una società in cui purtroppo gli adulti hanno poco, pochissimo tempo per ascoltare i giovani, in primis i figli. Per questo non appena inizierai la tua prima sessione con un giovane studente, noterai come cambia la loro espressione, in uno spazio dove nessuno li interrompe e li giudica, ma semplicemente ascolta quello che stanno dicendo. 

Quando poniamo le nostre domande dobbiamo tenere presente che i nostri clienti hanno più opportunità e futuro che esperienza da cui attingere. Quindi, ricordo sempre loro che la loro esperienza è nel futuro e non nel passato. Quando scegliamo gli strumenti possiamo riadattarli tenendo proprio questo a mente. Per esempio ho trasformato l’autobiografia nell’auto-dreamografia, la ruota della vita nella ruota delle materie e invece di usare la matrice di Eisenhower, utilizzo la matrice delle opportunità.

Ci sono ovviamente strumenti che funzionano molto bene così come sono. Ad esempio il VIA (Value in Action) di Peter Seligman, la Force Field Analysis, il GROW, il CIA e il SOAR. Vorrei dire qualche parola sul modello SOAR che ritengo perfetto per lavorare con i giovani, poiché si basa sul modello di indagine di apprezzamento (Appreciative Inquiry) e aiuta a scoprire e sbloccare il proprio potenziale e la creatività.  

Un altro strumento che mi piace usare con i giovani studenti è quello che ho chiamato il modello FUTURE che uso per farli uscire dalla nebbia, quando percepisco che sono bloccati/confusi.

 

La dreamografia

La vita passata e l’esperienza a cui possono attingere i giovani studenti è molto breve, quindi preferisco chiedere loro di dedicare del tempo a riflettere sul futuro. Ho quindi trasformato l’autobiografia in uno strumento diverso, che chiamo dreamografia. Chiedo loro di descrivere dove e come si vedono tra 5, 10 o 15 anni. Questo è uno dei miei strumenti introduttivi preferiti. Chiedo ai miei giovani clienti di scrivere, se hanno piacere, una dreamografia prima della prima sessione di coaching con me. 

Non è un esercizio semplice, ma dà loro spazio per pensare e immaginare se stessi, a come sarà o potrebbe essere, senza sentirsi giudicati o sentire qualcuno che dica loro cosa fare da grandi. Chiedo di buttare giù di getto quello che passa loro per la mente senza riflettere troppo, usando il free flow (flusso libero). In un secondo momento potranno leggere più attentamente ciò che hanno scritto e cambiarlo, se lo desiderano. Suggerisco che, se lo desiderano, possano conservare le due versioni di ciò che hanno scritto, come promemoria.

A seconda di quanto si sentono impegnati ed interessati ad esplorare le possibilità in questo modo, mi riservo di chiedere ai ragazzi di scrivere anche più di una dreamografia. Pensiamoci, abbiamo una sola autobiografia, ma possiamo avere migliaia di  sogni. Il limite sono la nostra immaginazione e la nostra fantasia. Ogni volta che leggo una dremografia penso che sia un grande dono far parte dei loro progetti.

Solo una volta un mio giovane cliente non ha scritto la sua dreamografia. Gli ho chiesto cosa gli avesse impedito di scrivere e ho scoperto che lo bloccava il fatto di esporsi in prima persona. Dopo questa esperienza, consiglio sempre ai miei giovani coachee di provare in prima o in terza persona se preferiscono. Inoltre dico sempre che non devono necessariamente condividerla con me o con altre persone, ma che la tengano e la rivisitino a distanza di qualche settimana o mese, per vedere se quello che avevano scritto è ancora valido ed in linea con i loro valori e sogni. Consiglio vivamente questo strumento a chi lavora con i giovani.

Valori e punti di forza

Quando lavoro con i miei giovani clienti trovo molto utile discutere con loro dell’importanza di acquisire la consapevolezza dei propri punti di forza e dei propri valori. Molte volte anche se molto giovani, conoscono bene i propri punti deboli, ma faticano ad individuare i propri punti di forza. Il VIA (Value In Action) elaborato da Martin Seligman è uno strumento straordinario da utilizzare per questo scopo. Il sito web è molto ricco e c’è una sezione dedicata per i professionisti che lavorano con i giovani, oltre a interessanti risultati e ricerche.

Un altro modello che può essere utilizzato prima del VIA o in alternativa ad esso è “Che tipo di personalità sei?” ideato dall’autrice Dearbhla Kelly nel libro “Career coach”.

Secondo Dearbhla, le persone possono essere suddivise in sei tipi di personalità: realistica, convenzionale, investigativa, intraprendente, artistica e sociale.

In genere lo uso in combinazione con la ruota delle materie scolastiche.

Esempio di grafico spunto dal libro “Career coach di Dearbhla Kelly

 La ruota delle materie scolastiche e le convinzioni limitanti

Quando i miei giovani clienti sono bloccati e poco determinati nella scelta degli studi, utilizzo la ruota delle materie. L’ho elaborata per indurli a concentrarsi sugli ambiti disciplinari che più li ispirano allo scopo di esplorarli: tecnico, scientifico o umanistico, linguistico ecc. La ruota riportata qui sotto ha sei spicchi, ma può essere personalizzata aggiungendo più settori o cambiando le materie.

Nella mia esperienza questo strumento aiuta il coachee a scoprire e vincere le proprie convinzioni limitanti. Se lo strumento riesce ad aiutarli a capire come possono cambiare e rimuovere i propri pregiudizi, saranno disponibili ad esplorare nuove opportunità.

Ruota delle materie

La matrice delle opportunità

Come può uno studente capire: “Cosa gli piacerebbe studiare? o “Cosa vorrebbe diventare?” A volte i ragazzi hanno così tante opzioni e allo stesso tempo non hanno idea di tutte le opportunità. Ricevono tanti input da genitori, amici, insegnanti, social media e realtà aumentata. A volte ciò che percepiscono (e che possono vedere su Instagram, Facebook, Tiktok e altri social media) è diverso dalla realtà.

Di nuovo… come possono capire “Cosa è importante per loro?”, “Cosa stanno cercando?”, “Quali valori li sostengono?’, “Quali sono i punti di forza su cui fare affidamento?” e “Che tipo di traguardo vorrebbero raggiungere fra 5 o 10 anni?”.

Per dare ai giovani clienti l’opportunità di visualizzare diversi scenari e opzioni, ho pensato di rappresentarli in una matrice bidimensionale basata su dei numeri. Certo è una semplificazione della realtà, ma trovo che sia un ottimo punto di partenza per favorire l’esplorazione.

Nelle righe rappresentiamo le diverse opzioni: nome e tipo di Università, ad esempio: Ingegneria Elettronica o Meccanica al Politecnico di Milano o Medicina a Padova o l’Accademia di belle arti a Venezia o a Parigi.

Nelle colonne aggiungiamo le diverse voci che il cliente vuole esplorare e confrontare, ad esempio: 

  • Quali sono le future opportunità di lavoro?
  • In che modo questi corsi universitari soddisfano le loro passioni e interessi?
  • Quale sarà lo sforzo richiesto per finire il percorso (complessità del corso)?
  • Che tipo di ammissione è richiesta? Ad accesso libero/ con test di ammissione o c’è un portfolio da presentare? Quanto sarà difficile? Quali tempistiche?

Ho trovato molto utile iniziare la valutazione di ogni voce, con una scala semplice, ad esempio da 1 a 5, dove 1 è il minimo e 5 il massimo (quando si confrontano dei costi potrebbe invece essere utile assegnare una scala inversa: 1 alto e 5 basso). Questa matrice li aiuta a capire meglio su cosa devono concentrarsi, cosa richiede ulteriori ricerche e favorisce l’analisi riflessiva.

La matrice delle opportunita

È comunque importante tenere presente che è il cliente che guida i contenuti, quindi sono i coachee che decidono di aggiungere/togliere le voci: ad esempio il costo, la distanza da dove vivono, il tipo di università, ecc.

Nell’esempio sopra tutte le colonne hanno lo stesso peso, ma se il cliente ritiene che ogni componente debba essere pesato in modo diverso, è possibile modificare la matrice di conseguenza e il risultato finale ne terrà conto.

Il modello FUTURE

Il modello GROW ideato da Sir John Whitmore è fantastico e molto versatile, ma lavorando con giovani coachee, mi sono reso conto di aver bisogno di un modello fatto su misura per loro, in qualche modo correlato e ispirato all’Appreciative Inquiry. Queste riflessioni mi hanno portato a creare il Modello FUTURE:

Feeling (Sentimenti) – Qual è il tuo stato d’animo in questo momento? Le tue sensazioni per il futuro?

Understand (Capire) – Che cosa ti è chiaro al momento e cosa non lo è?

Thoughts (Pensieri) – Quali sono i tuoi pensieri, preoccupazioni e motivazioni?

Unlock (Sblocca) – Cosa puoi scoprire, rivelare, scatenare?

Result (Risultato) – Qual è la tua missione, ambizione, obiettivo?

Enjoy and Emotion (Gioia ed Emozioni) – Cosa ti rende felice e ti diverte? Come ti sentiresti se raggiungessi il tuo obiettivo?

 

5. Qual è il momento migliore per iniziare?

Qual è il momento migliore per uno studente che sta scegliendo il suo percorso universitario o lavorativo per iniziare un percorso di coaching? Il coaching non crea dipendenza, quindi prima è meglio è, ma in base alla mia esperienza il momento migliore è il 4° anno delle scuole superiori in Italia o all’inizio del secondo ciclo delle superiori in Irlanda. In questo modo lo studente avrà il tempo sufficiente per pensare e ricercare le informazioni necessarie senza stress. Iniziare il programma più avanti,  è possibile, ma è rischioso perché l’ultimo anno di scuola secondaria gli studenti devono concentrarsi sugli esami finali e rischiano di non essere pienamente concentrati. 

Per quanto riguarda la durata del percorso, in generale basteranno dalle 4 alle 6 sessioni, da distribuire nell’arco di alcuni mesi. 

Ricordiamo sempre la semplice ma potente equazione di Timothy Gallwey: Performance (p) = potenziale (P) – interferenza (I)

p = P – I 

Senza interferenza la prestazione sarebbe uguale al potenziale, ma come tutti sappiamo non è sempre così.

Coppia di amici che sorridono

6. Bibliografia e sitografia

  • Dearbhla Kelly, Career coach (2015) 
  • Sir John Whitmore, Coaching for performance (2017) 
  • Timothy Gallwey, The Inner Game of Tennis: The Ultimate Guide to the Mental Side of Peak Performance (2015)
  • The VIA Character Strengths www .viacharacter.org/professionals/youth di Christopher Peterson e Martin Seligman

 

7. Informazioni sull’autore

Fabio è docente formatore presso il Kingstown College e un team coach ed executive coach freelance specializzato in benessere aziendale e team coaching. Ha oltre 10 anni di esperienza nella gestione dei team e come formatore in diverse organizzazioni sia pubbliche che private. Ha la passione del “teen coaching”.

Ha una Laurea Magistrale in Ingegneria Elettronica e un Master in Organizzazione, Management e Innovazione. È il co-fondatore di Pentago, una società di team coaching che opera in Irlanda, Regno Unito e Italia.

 Fabio parla correntemente francese e inglese. Lavora e vive in Irlanda dal 2015.

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