Il Coach – Mentor

by | May 5, 2023 | Idee, Mentoring, Strumenti di coaching

Quanto è chiara la differenza tra coaching e mentoring? Ed ai tuoi clienti? Cos’è il coaching e cos’è il mentoring? Come può aiutarmi un mentor? Qual è l’opzione migliore per me?

Nei libri, in molti articoli e sui post possiamo trovare diverse definizioni ed informazioni sui due approcci e sulle due professioni. Consentitemi questa semplificazione: il mentor è la persona che risponde alle tue domande, l’esperto, qualcuno che ha più esperienza in uno specifico campo, area, organizzazione. Il coach è la persona che mette in discussione le tue risposte, qualcuno che ti aiuta ad esplorare in profondità le tue conoscenze. Onestamente entrambi ti aiutano in modi diversi nel tuo viaggio verso il futuro. 

Ma cosa succede se mettiamo insieme e uniamo le capacità e le competenze che ognuna delle due professioni offre? Pensiamo al coach-mentor. Chi è il coach-mentor? È un coach con esperienza in una specifica area, campo o organizzazione in cui il cliente intende lavorare.

relazione tra cliente e coach-mentor

Quindi tornando alla descrizione semplificata di poc’anzi … il coach-mentor è qualcuno che interpreta i due ruoli? Non proprio! E chiariamo la ragione per cui possiamo rispondere in questo modo.

In questo articolo vorremmo esplorare e rispondere a 4 domande:

  • Quali sono le competenze di un coach-mentor?
  • Qual è l’approccio che dovrebbe adottare un coach-mentor?
  • In che modo il coach-mentor dovrebbe personalizzare il programma con i suoi clienti coachee-mentee?
  • In che modo il coach-mentor può essere più efficace con i propri clienti?

Quali sono le competenze di un coach-mentor e di un coach?

Partiamo dalle differenze tra un coach e un mentor (coach-mentor). A breve vedremo che le somiglianze sono sicuramente di più!!!

  • Esperienza: per essere un mentor devi essere esperto, conoscitore e ben informato su ciò che il mentee desideta imparare e sapere.
  • Modello di ruolo: molti allievi considerano il loro mentore come qualcuno capace, stimolante, un esempio o qualcuno che vorrebbero essere (nello sport, nella vita, nella loro organizzazione);
  • L’approccio di apprendimento reciproco: in particolare se si tratta di un mentoring interno (ciò significa che sia il mentor che il mentee lavorano nella stessa organizzazione). In questo caso  sarebbe più naturale sviluppare un processo di apprendimento reciproco durante il programma di mentoring. Questo è qualcosa che può essere pianificato all’inizio e discusso e condiviso (processo di apprendimento esplicito) o qualcosa che può accadere in modo implicito;
  • Essere un facilitatore: con la rete di conoscenze, le procedure interne, gli applicativi in uso, ecc.
  • Consigli: capire quando sia il momento giusto per condividere un consiglio, una best practice o la propria esperienza.

Coach mentor meeting

Quali sono le somiglianze, le capacità che un mentor può utilizzare grazie al fatto che è anche un coach? Se sei un coach ed eserciti come tale, hai sviluppato sicuramente le seguenti abilità e competenze:

  • Costruire e mantenere il rapporto: questa è la parte più importante assieme alla condivisione del contratto all’inizio del programma, perché anche se il mentee ci ha scelto, perché lo abbiamo ispirato, o pensa che possiamo offrirgli risposte, dobbiamo chiarire quale sia il nostro ruolo e che cosa aspettarsi.
  • Contratto: cosa cerca il mentee? Stanno cercando qualcuno che gli dica cosa fare o qualcuno che lo aiuti a scoprire cosa fare (chiedendo)! È molto importante chiarire tutto questo durante la sessione introduttiva (chemistry session).
  • Costruire la fiducia: come può essere creata, sviluppata e mantenuta, in particolare in un ambiente di lavoro. Se non c’è fiducia, l’intero programma ne risentirà.
  • Empatia: usare la tua intelligenza emotiva e adattare il tuo pensiero e linguaggio alla persona che hai di fronte.
  • Feedback: come possiamo imparare gli uni dagli altri grazie ai feedback? Cosa possiamo migliorare? Come possiamo aiutare i mentee a costruire e sviluppare la loro autostima?
  • Intuizione: se ascolti profondamente puoi usare la tua intuizione per aiutare il mentee ad esplorare dentro di sé.
  • Ascoltare attivamente: questo assieme alle domande potenti è uno dei due muscoli virtuali più importanti che ogni coach, ogni persona dovrebbe avere e continuare a sviluppare.
  • Domande potenti: devono essere utili al cliente, al mentee. Pensa quando stati per porre una domanda … Per chi sto chiedendo questo?
  • L’agenda e l’obiettivo: è il mentee che propone un proprio obiettivo o un bisogno da soddisfare. Noi li aiutiamo a fare chiarezza, ad individuare la strada per scoprire come poter raggiungere l’obiettivo.
  • Il programma: come prepararsi a lavorare con il mentee, può essere facilmente adattato da un programma di coaching, in termini di percorso, sessioni, strumenti ed approccio.
  • Strumenti e tecniche: molti degli strumenti che conosci e utilizzi come coach possono essere utilizzati o adattati per il programma di mentoring.

Qual è l’approccio che dovrebbe adottare un coach-mentor?

Se amiamo operare nello spazio del coaching e amiamo questo approccio, possiamo partire dal presupposto che le risposte le possiede il cliente anche quando ci spostiamo nello spazio del mentoring.

La prima domanda che dobbiamo porre al cliente/mentee è: Quale pensi sia il principale l’obiettivo del programma di mentoring?

  • La maggior parte di loro pensa di voler ottenere il massimo dal mentor, ricevere il più possibile (mentoring tradizionale).
  • Una piccola parte di loro pensa che possa essere un cambiamento osmotico di competenze, esperienze e conoscenze (tutoraggio reciproco).
  • Quasi nessuno pensa di poter trovare la maggior parte delle risposte dentro di sé o attraverso la ricerca e l’esplorazione derivanti da sessioni di mentoring.

In che modo il coach-mentor dovrebbe adattare il programma al proprio cliente?

Un buon modo per avviare e gestire il programma è:

  • preparare la conversazione tenendo presente ciò che il codice etico e il quadro di competenza di ICF ed EMCC richiedono e prevedono.
  • Tenere presente che anche in questa situazione è il cliente che decide l’obiettivo e fissa l’agenda.
  • Chiarire con il cliente la durata, la struttura del programma: quante sessioni, la chimica un follow up alla fine del programma.
  • Se il cliente non ha un obiettivo chiaro, aiutarlo con uno strumento di scoperta: un questionario di benvenuto, il dreamo-grafy, uno strumento visivo con le carte o una ruota (ad esempio la ruota MENTOR, la ruota dei primi 100 giorni).
  • Potrebbe essere interessante all’inizio del programma, prima della prima sessione e dopo la sessione di chimica (scoperta), condividere con il cliente la ruota MENTOR. Questo strumento può aiutare il cliente a valutare quale possa essere l’impegno e la motivazione richiesti durante il programma di mentoring. Di seguito, in questo articolo, vedremo come può usare la ruota del MENTOR.

 

In che modo il coach-mentor può essere più efficace con i propri clienti?

Sembra una frase fatta, ma invece è l’essenza del programma. In qualità di coach-mentor dobbiamo Essere interessati e non interessanti! Perché il coach-mentor è già stato scelto dal mentee. Il protagonista ora è lui o lei. Se il coach-mentor ritiene di avere un’esperienza straordinaria da condividere … prima di farlo, risponda semplicemente a queste semplici domande:

  • Per quale ragione desideriamo condividere la nostra esperienza?
  • Cosa imparerà il mentee dal nostro racconto?
  • Se io fossi il mentee, come mi piacerebbe ascoltare questa storia/esperienza?

La MENTOR Wheel come strumento di scoperta per lavorare con il cliente

Quando iniziamo il programma di mentoring, dopo la sessione introduttiva, è buona prassi condividere con il mentee: il contratto, il questionario introduttivo e uno strumento che lo possa aiutare a riflettere.

La ruota del mentor può essere pensata come un termometro (ovvero strumento per misurare la temperatura, lo stato di interesse, motivazione ed entusiasmo). Possiamo scegliere diverse aree da valutare. Ecco un esempio:

La ruota del mentoring. riprende le sei aree descritte nell'articolo poco sotto: M ⇒ Meaning (Significato) o la Motivazione E ⇒ Expectation (Aspettative), il livello di Engagement (Coinvolgimento), quanto sono importanti le loro Emozioni N ⇒ Come vogliono Nutrirsi o quanto è importante sviluppare la loro Rete (Network) T ⇒ il Tempo che possono dedicare a questo programma (priorità) o quali sono i loro Pensieri (Thoughs) O ⇒ che tipo di Opportunità possono trarre da questo programma, quali Obiettivi vorrebbero raggiungere R ⇒ Quali sono i Risultati attesi o come si aspettano di sviluppare la loro Relazione

Ecco un esempio di come popolare la MENTOR Wheel e su quali aree:

M ⇒ Meaning (Significato) o la Motivazione

E ⇒ Expectation (Aspettative), il livello di Engagement (Coinvolgimento), quanto sono importanti le loro Emozioni

N ⇒ Come vogliono Nutrirsi o quanto è importante sviluppare la loro Rete (Network)

T ⇒ il Tempo che possono dedicare a questo programma (priorità) o quali sono i loro Pensieri (Thoughs)

O ⇒ che tipo di Opportunità possono trarre da questo programma, quali Obiettivi vorrebbero raggiungere

R ⇒ Quali sono i Risultati attesi o come si aspettano di sviluppare la loro Relazione

Un modo diverso dal  misurare e valutare utilizzando una scala da 1 a 10, potrebbe essere quello di utilizzare le emoticon con le faccine( 🙁 😐 🙂 🙂 ) o chiedere di utilizzare lo spettro dei colori

E il 👍 👎 🟰 per aver identificato le aree su cui desiderano o vorrebbero esplorare o concentrarsi di più.

Se vuoi aggiungere la ruota MENTOR al tuo processo di mentoring, sentiti libero di usarla e fateci sapere come ha funzionato per vostri clienti.

Tornando alla domanda iniziale, qual è l’opzione migliore, in questa specifica situazione? Essere un coach o un mentor? Un mentor con capacità di coaching può avere più successo con i propri clienti in quanto un coach-mentor può supportare i propri clienti ad esplorare la loro realtà e offrire lo spazio per scoprire le diverse opzioni e opportunità, potendo intervenire, dove l’intuizione lo suggerisce, in modo non -perturbante, tenendo sempre presente che è il cliente che deve crescere in termini di competenze e autostima e non il coach-mentor a dimostrare le proprie competenze. E, ultimo ma non meno importante, se il mentor ha la capacità di ascoltare e porre domande catalitiche e provocatorie. In due parole, “essere interessati e non interessanti” alla crescita del cliente, ne favorirà e accelererà la crescita e lo sviluppo proprio negli ambiti di suo interesse.


In merito all’autore

Fabio è un Faculty Member al Kingstown College e un Team Coach e Business Coach con un particolare interesse per il Benessere Aziendale e il Team Coaching. Ha oltre 10 anni di esperienza in team di coaching e mentoring in diverse organizzazioni. Fabio è originario dell’Italia, parla correntemente francese, inglese. Vive in Irlanda dal 2015.

Ha una Laurea Magistrale in Ingegneria Elettronica e un Master in Organizzazione, Management e Innovazione. È co-fondatore di Pentago, una società di team coaching che opera in Irlanda, Regno Unito e Italia.

La sua passione è il teen coaching.

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