Il valore di sentirsi a proprio agio in una situazione di disagio

by | Nov 5, 2021 | Futuro, Idee

Quel cuore che batte significa che sei vicino alla verità

Con un’Industria del Wellbeing multimiliardaria che incoraggia un’utopia di felicità costante, Mark McDonnell esplora le aspettative irrealistiche riposte su di noi e come esprimere le nostre vulnerabilità e riconoscere l’intero spettro delle nostre emozioni è un modo per contribuire alla nostra prosperità e fortuna.

faccia allo specchio

Mentre mi accingo a scrivere questo articolo, nella Giornata Mondiale della Salute Mentale, mi ritrovo circondato da giornali e riviste pieni di contenuti incentrati sul nostro benessere fisico, emotivo e mentale. Questo certamente va bene.

Non c’è dubbio che stiamo vivendo in un mondo più accomodante per le persone che vivono o hanno incontrato problemi di salute mentale (che è la maggior parte di noi). Non mancano articoli di giornale, interviste radiofoniche e televisive con persone che raccontano le proprie storie o dispensano consigli professionali. Siamo passati in un lasso di tempo abbastanza breve da un’epoca in cui la carenza di felicità, il dolore, il lutto o la sofferenza dovevano essere sopportati silenziosamente, a dove siamo ora, molto più realistici e onesti sulle esperienze e le emozioni che tutti incontriamo durante tutta la vita. Ancora una volta, questo certamente va bene.

Ciò di cui vorrei parlare è di un’industria del Wellbeing in pieno sviluppo che sta creando su di noi aspettative irrealistiche. Gli elementi di questa economia multimiliardaria (valutata circa 4.000 miliardi di dollari nel 2018) hanno costruito modelli di business basati sul fatto che dovremmo vivere tutti in un costante stato di felicità e appagamento, dove una visione positiva della vita è l’unica prospettiva da avere; che dobbiamo sempre provare un profondo senso di gratitudine e apprezzamento per le nostre vite, che ci sono modi “buoni” per sentirsi e modi “cattivi” per sentirsi. 

Intravedo un paio di problemi reali con questo tipo di informazione che ci assale. In primo luogo, queste aspettative irrealistiche stanno esercitando un’enorme pressione su di noi poiché sentiamo di dover essere costantemente in questo stato di beatitudine, e se non lo siamo, stiamo fallendo.  Questo senso di felicità costante non è la realtà, è utopia. 

C’è un immenso valore e molto da imparare nel sentirsi a proprio agio anche con sentimenti spiacevoli o impegnativi.

Il mio ruolo con “The Soar Foundation” significa che sono consapevole dello sviluppo adolescenziale e di come progrediamo emotivamente e mentalmente verso l’età adulta. La recente ricerca “My World Survey 2” condotta da Jigsaw e UCD (University College Dublin) ha intervistato circa 20.000 adolescenti, ha rivelato alcuni risultati interessanti. Negli ultimi 10 anni c’è stato un calo significativo dell’autostima e della soddisfazione della vita, mentre stiamo assistendo ad un aumento dell’ansia e della depressione. La narrativa che ci viene raccontata dell’“essere sempre felice” e del vivere la tua vita migliore, unita alla parola falsa dei social media in cui sentiamo che tutti vivono un’esistenza migliore e più felice della nostra, è senza dubbio legata a questi preoccupanti trend.

In secondo luogo, se ci viene costantemente detto che sentirsi felici, realizzati, forti, concentrati, coraggiosi o calmi, ecc. (i sentimenti “buoni”) è come dovremmo sentirci tutti, allora consciamente o inconsciamente stiamo interpretando il l’opposto di queste emozioni o sentimenti come “sbagliato” o “cattivo”. Pensiamo che sentendo queste cose stiamo fallendo nella vita.

 

Lo spettro completo di emozioni

Anche se ovviamente non vogliamo rimanere in quelle situazioni scomode e difficili per lunghi periodi, credo che ci sia un grande valore e molto da imparare nel sentirsi a proprio agio anche con sentimenti spiacevoli o impegnativi. Essere curiosi nei loro confronti, non allontanarli subito o zittirli con distrazioni o sufficienza. Per parlarne e per ascoltare quello che ci stanno dicendo.

La dottoressa Maeve O’Brien ha scritto sull’importanza di sfidare e contestare la presentazione del benessere che ci è stata data. Ha discusso il concetto di “malessere” e l’importante ruolo nell’esprimere le nostre sfide e le nostre vulnerabilità come un modo per contribuire alla nostra crescita e sviluppo complessivo. “È quasi impossibile prendere la “grande idea del benessere” e della prosperità umana seriamente, senza riconoscere e cercare di contemplare la sua relazione con le questioni della sofferenza, dell’infelicità, il blocco dello sviluppo e della malattia”.

Individuato l’ambiente giusto, esplorare le tue vulnerabilità può essere una grande fonte di saggezza.

il testo dell'immagine dice "strade impegnative portano a splendide destinazioni"

La mia esperienza nel coaching e anche nel lavoro con oltre 45.000 adolescenti mi ha dato una grande visione di come gli adolescenti e gli adulti affrontano l’intero spettro delle emozioni. Naturalmente siamo tutti diversi e sperimentiamo e affrontiamo le nostre emozioni in modo diverso, ma credo che stiamo assistendo ad un importante mutamento sociale nel tentativo di proteggerle eccessivamente. Stiamo assistendo a molti adulti che costantemente cercano di prevenire le avversità o le sfide che i nostri giovani potrebbero incontrare. Stiamo volando sopra i nostri adolescenti come i canadair pronti a placare qualsiasi situazione stressante che possa divampare.

Credo che questo approccio stia producendo un enorme disservizio nei confronti degli adolescenti e alla società nel suo complesso. Stiamo impedendo che gli adolescenti grazie alle situazioni che si presentano siano in grado di costruire una resilienza e sviluppare strategie per superarle, il che significa che le nostre generazioni future non sono in grado di affrontare gli “alti” e i “bassi” della vita in modo autosufficiente.

Abbiamo bisogno di affrontare queste prove e dobbiamo trovare il coraggio nel discuterle, per capire come ci hanno influenzato e cosa possiamo imparare da loro. Non dimenticherò mai un preside gentile e ben intenzionato nell’Irlanda occidentale che correva dall’altra parte dell’aula durante un seminario, che avevamo organizzato, per cercare di impedire ad una ragazza di versare qualche lacrima mentre discuteva della recente scomparsa di suo nonno. Tutto quello che stava facendo era esprimere la tristezza che sentiva dentro di lei che ribolliva dentro da mesi. 

Rendersi conto. 

Depurare. 

La cosa più naturale del mondo. 

Quale messaggio stiamo dando a quella ragazza? Che tristezza e dolore sono sentimenti sbagliati? Che questi sentimenti siano vergognosi o non graditi? Come imparerà dall’esperienza e come potrà essere equipaggiata per affrontare le sfide future se non saremo abbastanza coraggiosi da accogliere l’intero spettro delle emozioni?

 

La posta in gioco è alta

Come coach sarò sempre curioso della vita di una persona e delle sfide che ha incontrato. Solo allora potrò capire i valori ed i punti di forza che hanno acquisito da queste sfide per affrontare e  realizzare gli obiettivi futuri.

Recentemente ho lavorato con un cliente in difficoltà con la fiducia in se stesso. La sua autostima era così bassa che cercava l’approvazione dei suoi colleghi e compagni come farebbe un ragazzino con il proprio padre. Non era in grado di guidare il proprio team con convinzione e si sentiva costantemente come un impostore in procinto di essere scoperto. Come ha detto lui stesso – “Sono spaventato da morire”. 

Individuato l’ambiente giusto, esplorare le tue vulnerabilità può essere una grande fonte di saggezza.

Sentivo che era importante capirlo di più ed esplorare la radice della provenienza di questi sentimenti. Gli ho chiesto della sua vita fino ad oggi e di soffermarsi su quelli che secondo lui erano i periodi significativi o determinanti. Ha lavorato fino ai vent’anni ea quel punto ho visto un cambiamento sulla sua faccia. Era diventato nervoso ed esitante, ma ha continuato a condividere la propria esperienza, collegata ad attacchi di panico paralizzanti e un senso generale di paura costante dopo essersi trasferito in Australia a 21 anni. Non siamo scappati da questa conversazione. Ci siamo sistemati e abbiamo cercato di capirlo attraverso la curiosità reciproca. Cosa pensava che l’avesse innescato? Come si era sentito in questo periodo? Come lo ha affrontato? E guardando indietro ora, cosa pensa di aver imparato dall’esperienza?

Riflettendoci, riconobbe che invece di provare vergogna o imbarazzo, era immensamente orgoglioso della sua capacità di perseverare e superare quel momento difficile. Ha identificato i meccanismi che ha utilizzato per reagire in quel momento, da cui avrebbe potuto beneficiare di nuovo. Ha identificato la sua forza di carattere, la sua resilienza, la sua capacità di risolvere i problemi e la consapevolezza che se ha superato quell’esperienza difficile, ha le carte in regola per affrontare anche le sfide attuali. Sembrava un uomo diverso alla fine della sessione. Aveva acquisito un entusiasmo per la sfida che lo attendeva, quando si rese conto delle capacità intrinseche che possedeva. Tutto perché non avevamo paura di affrontare le esperienze più scomode della sua vita. Come ha scritto il mitologo e filosofo Joseph Campbell, “La grotta in cui temi di entrare contiene il tesoro che cerchi”.

C’è stato un punto durante la nostra conversazione, in cui il mio cuore batteva più velocemente, il mio respiro più rapido e sapevo che la posta in gioco era alta. Potevo percepire lo stesso per lui. I nostri sistemi di protezione interna avrebbero potuto comprensibilmente guidarci verso acque più sicure. Ma quel cuore che batte significa che sei vicino alla verità. Ho imparato che è il momento di tener duro, di andare avanti, perché le vere scoperte si trovano spesso appena fuori dalla nostra zona di comfort. 

 

Bio

Mark McDonnell è l’amministratore delegato di The Soar Foundation, un’organizzazione che ha fornito programmi di costruzione del carattere a oltre 45.000 adolescenti in tutta l’Irlanda. Mark ha completato il Diploma Avanzato in Personal, Leadership ed Executive Coaching con il Kingstown College nel 2018.

Lavora con “The SOAR Foundation” e, in qualità di coach, è guidato dal desiderio che le persone abbiano il libero arbitrio sulle loro vite e che possano portare avanti una migliore comprensione di sé e dello scopo nella vita. 

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